Teologia Anno 2026

2025_11_10 Lezione 1
2025_11_24 Lezione 02
2025_12_15 Lezione 03
    2025_12_22 Lezione 04
    2026_01_12 Lezione 05
    2026_01_26 Lezione 06
    2026_01_31 Riflessioni in occasione della Festa di San Ciro
    2026_02_09 Lezione 07
    2026_02_23 Lezione 08
    2026_03_09 Lezione 09
    2026_03_23 Lezione 10
    2026_04_13 Lezione 11
    2026_05_11 Lezione 12
    2026_05_25 Lezione 13
    2026_06_27 Riflessioni sulla Prima Enciclica di Papa Leone XIV Magnifica Humanitas

    SINTESI DELLE LEZIONI

    1a lezione: L’importanza della teologia morale

    • La questione morale, cioè dell’agire, è presente già nel Nuovo Testamento: la salvezza viene dalla fede o dalle opere? San Paolo e San Giacomo dibattono su questo argomento.
    • La morale fa parte dei vincoli della fede, tant’è che il papa è infallibile solo in questioni di fede e di morale.
    • La Rivelazione non è solo informativa ma anche performativa, nel senso che dà una forma all’esistenza, una forma che riguarda il pensiero e l’agire.
    • Correnti che hanno assolutizzato un aspetto o l’altro.
      • Pelagianesimo (da Pelagio): la salvezza dipende dall’uomo. Gesù ha solo insegnato come fare.
      • Lutero: la salvezza dipende solo dalla fede. L’uomo non può fare nulla per salvarsi, se non aver fede.
    • La morale nella teologia del nostro tempo. L’accusa di moralismo e di anacronismo caduta sulle ultime encicliche di carattere morale hanno fatto rallentare la riflessione teologica in tale ambito.

    2a lezione: Il primato della morale teologica su ogni altra morale.

    • La morale è la conseguenza di una conoscenza, di un sapere: c’è sempre prima il pensiero e poi le opere. La domanda è: ogni conoscenza produce morale?
    • Di fatto ogni conoscenza umana che si presenti come scientifica ha bisogno di un presupposto perché sia possibile: l’oggetto della conoscenza non deve condizionare lo studioso.
      • Uno storico non può essere condizionato, nel suo studio, dalla storia;
      • Un biologo non può essere condizionato dalla biologia;
      • Un astrofisico non può essere condizionato dagli astri;

    Non è certo che questo avvenga ma è necessario come presupposto teorico. Per questo motivo l’oggetto della conoscenza non produce una morale, che sarà necessario prendere da qualche altra disciplina.

    • Nel caso della teologia, invece, il presupposto teorico della conoscenza è proprio il condizionamento dell’oggetto sul conoscente. Se Dio non condiziona il conoscente / studioso non è possibile fare teologia: un ateo non può fare teologia.
    • In questo caso la morale consegue direttamente dalla conoscenza.

    3a lezione: cosa si intende per morale.

    • Etimologicamente etica e morale non differiscono. Etica deriva dal greco e morale dal latino, ma entrambe indicano un comportamento, una forza, un abito. Noi faremo distinzione tra morale/etica teologica e morale/etica laica.
    • Per morale laica intendiamo le regole che un gruppo di persone si dà in vista di un fine, per costruire o conservare una istituzione. Ciò che ispira una etica laica è il progetto da eseguire o da mantenere. Ecco perché ci sono tante morali quanti sono i progetti umani.
    • Per morale teologale intendiamo la conseguenza della conoscenza delle due realtà necessarie: Dio e la morte. È la riflessione su queste due realtà necessarie che produce una morale. Per necessario intendiamo ciò che non può essere tolto, ciò che non può essere eliminato.
    • Dio è l’idea di infinito che condiziona l’uomo in ogni sua azione, è l’idea di infinito che ci fa sentire finiti: “L’idea di infinito corrompe ogni cosa”, nel senso che confuta la pretesa di ogni azione umana di essere infinita e assoluta.
    • La morte toglie l’idea di possesso e di potere.

    4a / 5a lezione: La morale nei Vangeli

    • Grande discorso della Montagna: Vangelo secondo Matteo, cap. 5-7.
    • Non abolire la Legge ma dare compimento. La parola che solitamente viene tradotta con “compimento” ha anche il significato di “riempire”. Gesù sta dicendo che la legge è vuota, non ha sostanza, è una parvenza della giustizia. Come l’uomo è ombra di Dio (immagine e somiglianza) così la legge è ombra della giustizia. Infatti subito dopo parlerà di superare la giustizia degli Scribi e dei Farisei. Dunque la morale teologica non è il rispetto della legge ma l’essere giusti.
    • La meta della morale teologica è “siate perfetti come il Padre vostro è perfetto”. Dunque la perfezione di Dio è la meta. Per perfezione dobbiamo intendere integrità, cioè avere un solo riferimento per tutto, per ogni pensiero e azione. Per cui tutto il discorso va letto alla luce di questo fine.

    6a lezione: La coscienza morale.

    • Il problema della coscienza nasce dall’aver confuso il significato originario con il sentire personale. La coscienza, per il pensiero attuale, è sia l’essere presenti a se stessi che il proprio sentire, la manifestazione dei propri bisogni, dei propri desideri, delle proprie attitudini. La coscienza come manifestazione del soggetto.
    • Nella tradizione cristiana, la coscienza è l’evidenza della verità in ognuno, l’evidenza del bene e del male, del vero e del falso.
    • Ogni persona ha in se la coscienza di una verità e di una giustizia che va al di là di ciò che si vuole o si desidera. La coscienza è l’oggettività della verità in ogni individuo.
    • Il dottore (nel senso di dotto) della coscienza è san J. Henry Newman.
    • La fede non ha a che fare con la convenienza e il benessere psicologico ma con la coscienza.
    • La legge non risponde alla coscienza morale, per questo ha bisogno della pena. Nella Chiesa c’è sempre stata questa sapienza, e si manifesta nel codice giuridico della Chiesa, il Codice di Diritto Canonico. Questo è l’unico caso di un codice giuridico in cui mancano le pene.

    7a lezione: il rapporto tra coscienza e fede.

    • Il concetto di coscienza è molto presente nel Nuovo Testamento (Nell’Antico Testamento si parla solo tre volte della coscienza, mentre nell’A. T. ben 26 volte).
    • La coscienza morale ha a che fare con il bene e con il male, non con il benessere e il malessere.
    • Per J. H. Newmann la prima coscienza, la prima percezione immediata, è il proprio essere. A questa percezione immediata si lega la coscienza del bene e del male. a queste due si lega la responsabilità nei confronti di qualcuno, il dover rispondere a qualcuno: Io, Bene e Male, Dio
    • La coscienza è l’eco della verità in noi. da questa immagine deriva il concetto, sempre cristiano, di persona.
    • La fede è legata alla coscienza perché è percezione della verità.

    8a lezione: Morale teologica e civiltà.

    • Per capire se due realtà umane possono stare insieme bisogna indagare sui fini. In questo caso dobbiamo capire qual è il fine di una civiltà e quale il fine della teologia morale.
    • Il fine di una civiltà è conservare se stessa; il fine della teologia morale è dare gloria a Dio.
    • Se i fini sono diversi, necessariamente per stare insieme si devono fare compromessi.
    • La Chiesa ha certamente fatto compromessi con le varie epoche e culture ma, a differenza delle varie civiltà, ha sempre conservato i principi dell’origine, i Vangeli, che giudicano anche la Chiesa storica.
    • Che rapporto tra morale teologica e civiltà? La morale teologica può ispirare una civiltà, a questo serve la Dottrina Sociale della Chiesa, ma non può costruire una civiltà senza fare compromessi.

    9a lezione: Morale teologica e libertà.

    • Di solito si invoca la libertà per spiegare il male: se il male c’è non è perché Dio ha sbagliato ma perché Dio ci ha creati liberi. Ma questo stride con la frase di Gesù, secondo cui è la verità che ci fa liberi, quindi dobbiamo essere liberati, cioè non siamo liberi.
    • Il concetto di libertà, come è presentato dalla cultura moderna, è la possibilità di scegliere, la possibilità di applicare la volontà personale alla realtà. Ma questa libertà è possibile solo quando non mi è evidente la verità. Quando la verità, quindi la necessità, mi si presenta evidente non sento più la libertà perché la verità non mi dà scelta.
    • Figura di libertà eccellente è la Beata Vergine Maria, che di fronte all’evidenza dell’annuncio aderisce come serva, non come libera. È in quell’aderire come serva che c’è la libertà, nel non sentire la possibilità della scelta eppure servire.
    • Se è la verità che mi rende libero allora in ogni scelta importante devo conoscere la verità. Perché sia libero il mio agire deve essere a servizio della verità.
    • Solo chi si sente schiavo di qualcuno, di una verità, può essere libero da tutto il resto.
    • Dio è l’essere più libero perché vede solo necessità, non possibilità.

    10a lezione: I Consigli evangelici.

    • Presupposto di ogni morale è che ci sia una verità che non dipende dalla singola persona. Non ha senso parlare di morale personale, perché la morale è necessariamente condivisa tra più persone.
    • Nella morale teologica la singola persona è soggetto, come sub-jacecet, cioè colui che è sottoposto, e non oggetto, ciò che sta mi avanti come realtà. Nella morale la persona è sottoposta alla verità.
    • Nella logica moderna non è più l’oggetto il reale ma il soggetto, colui che organizza la realtà. Ecco perché la morale moderna non può mai essere definitiva, perché dipende dal soggetto.
    • La realtà è un evento, cioè qualcosa che viene da fuori di me. Questa realtà non dipende da me, quindi devo rispettarla. Devo rispettare la verità di ogni cosa, e ancor più di ogni persona. Non posso cambiare la realtà a mio piacimento: questa è la castità.
    • Se la realtà è un evento e devo rispettarla devo anche servirla, ascoltarla, per considerarla nella sua realtà. Devo ascoltare e servire la verità: questa è l’obbedienza.
    • Se la realtà non dipende da me allora non ne sono il padrone, non posso possederla: questa è la povertà.
    • L’obbedienza è il riconoscimento della verità. Proprio per questo non è una obbedienza cieca ma intelligente, perché deve conoscere la verità.
    • La castità è il rispetto profondo della verità, l’annullamento della volontà di modellare la verità secondo il nostro piacere o convenienza.
    • La povertà è il riconoscimento di non possedere niente, di non essere padrone della realtà. Posso usare la realtà ma non possederla.
    • Obbedienza, castità e povertà sono le tre virtù chiamate “consigli evangelici”. Di solito queste virtù sono state ristrette ai consacrati e consacrate, ma proprio perché vengono fuori dai Vangeli riguardano tutti i cristiani. Sono virtù morali.

    11a lezione: Le virtù.

    • Perché la fede possa essere vissuta deve diventare un abito, che è la parola che San Tommaso d’Aquino usava per indicare le virtù. La virtù è un abito, cioè qualcosa che dà forma.
    • Nel pensiero di oggi le virtù sono viste come un depauperamento dell’umano, qualcosa che annichilisce l’umano, perché si tratta di sacrificare aspetti della vita. Ma se considero le virtù come il sacrificare qualcosa per poter raggiungere un fine, allora la virtù diventa necessaria. Il problema è che nella cultura contemporanea non c’è più un fine, ce ne sono infiniti, perché siamo liquidi e l’acqua si infiltra ovunque.
    • Nella teologia il fine è chiaro: avere la forma di Dio.
    • Le virtù, nella riflessione cristiana, sono 7, divise in 4 virtù cardinali e tre virtù teologali.
    • Le virtù cardinali, che risalgono, come riflessione, ad Aristotele, sono Prudenza, Giustizia, Fortezza e Temperanza. Sono virtù umane perché riguardano ogni agire umano. Sono importanti perché la fede deve trovare un terreno buono, altrimenti non porta frutto.
    • Le virtù teologali sono Fede, Speranza e Carità. Si chiamano teologali perché hanno come origine e come fine Dio, perché per noi cristiani Dio è sia l’origine che il fine di ogni vita.

    12a lezione: Conclusione.

    • La morale riguarda gli atti umani. Ma cosa si intende per essere umano? Se vogliamo dare una definizione che comprenda ogni persona in qualunque situazione dobbiamo dire che l’essere umano è un ANIMALE MANCANTE, cioè un essere che sente la mancanza di qualcosa. Ogni morale umana ha come fine il raggiungimento di ciò che manca, quindi è una tecnica.
    • La morale cristiana, invece, non è fondata sulla mancanza ma sulla pienezza. Non è una tecnica per avere ciò che non si ha ma il tentativo di vivere pienamente ciò che già c’è.
    • La vita cristiana comincia col Battesimo, che è il sacramento onnicomprensivo. Nel Battesimo c’è già tutto, per cui la vita cristiana non comincia con la mancanza ma con il tutto. Tutti gli altri sacramenti servono a vivere meglio questa pienezza, a vivere meglio il battesimo.
    • La morale umana, proprio perché fondata sulla mancanza, tende a sommare, ad aggiungere, ad accumulare. Ma essendo una mancanza infinita non si smette mai di aggiungere. Da questo vengono fuori tutti i vizi capitali.
    • La morale teologale, proprio perché parte dalla pienezza, tende a togliere ciò che copre questa pienezza e non la fa gustare.
    • Proprio perché questo lavoro di sottrazione è abbastanza difficile, la morale cristiana ha sempre avuto un principio chiamato “la legge della gradualità”. Non si può non tenere conto delle capacità di ognuno, di ciò che ognuno riesce a fare. La legge della gradualità considera che ogni persona ha i suoi tempi nel riuscire a concretizzare la vita di Dio, per cui bisogna rispettare i tempi di ognuno, bisogna considerare la gradualità del percorso senza ridurre il fine.
    • Purtroppo spesso si è passati dalla “legge della gradualità” alla “gradualità della legge”, cioè adeguare la verità alle capacità di ognuno, adeguare il fine al soggetto.
    • Immagine della morale teologica è il brano evangelico del giovane ricco (Mt 19, 16-22; Mc 10, 17-31; Lc 18, 18-27): la santa tristezza.